Fontane

Le prime fontane realizzate nella città furono quattro; le prime tre, ben inserite nel contesto architettonico come arredo urbano vennero ubicate nei posti più rappresentativi della città, mentre la quarta definita “abbeveratoio” nei pressi di San Martino alla Giudea.
Tipicamente rinascimentali, in essa si evidenzia l’architettura e si confinano le statue classiche in spazi ben prefissati in modo da farle risultare “aggiunte”.
Col tempo, dopo aver risolto il non facile problema dello scarso approvvigionamento idrico, furono realizzate le altre. Il problema non nasceva solamente dalla penuria delle acque provenienti dalle sorgenti naturali, ma anche dagli abusi ripetuti da parte di alcuni nobili e di strutture conventuali.
Vari sono gli abusi riportati dai documenti d’epoca, come la vertenza, trovata tra gli atti dell’Archivio Comunale, tra gli Eletti della Città e la nobile famiglia Azzia ed il sospetto, ben fondato, di un abusivo uso delle acque per l’approvvigionamento delle cisterne in orari diversi da quelli per i quali erano stati rilasciati regolari autorizzazioni.
Non bastando l’incremento idrico, derivante dall’uso della sorgente di “S. Pietro in Pisciariello”, si giunse alla determinazione di utilizzare la sorgente del “Fico”. A tale risoluzione forti furono le opposizioni interessate del cardinale Sfondato, beneficiario dei beni dell’Abbazia di S. Angelo in Formis. Solo, grazie al consistente quanto efficace impegno del cardinale Bellarmio, la città venne autorizzata all’uso della sorgente dopo vari anni. L’arcivescovo di Capua, tramite vari canali diplomatici, con il beneplacito pontificio, riuscì a sanare l’annoso contenzioso tra gli Eletti ed il cardinale Sfondato, stipulando un accordo che prevedeva il pagamento di dieci ducati annui e la costruzione ad uso e gusto abbaziali di vari abbeveratoi.

FONTANA DI PIAZZA DEI GIUDICI

È la prima fontana di Capua, posta sul lato occidentale della piazza nei pressi dell’arco di S. Eligio, sede di un Seggio di Nobili. Rimossa, dopo varie discussioni ne Consiglio degli Eletti iniziate già dal primo seicento, certamente dopo il 1782, poiché in tale anno sono notificate varie riparazioni della fontana nei registri del Branco delle Fontane. Il catino (foto),per vetustà, tipo di lavorazione e la presenza degli stemmi civici, può ritenersi un elemento della succitata fontana.
Esposto nel cortile di Palazzo Fazio, fu recuperato durante i lavori di consolidamento dell’edificio scolastico in via Roma. La fontana fu definita, a giusta ragione “magnifica” dal Granata che così la descrive:
“…. Quivi (Piazza dei Giudici) trovasi una delle tre principali fontane della città…di acqua buttandone dai quattro suoi lati con abbondanza e zampillando delle sette bocche dell’idra…”

FONTANA DEL SEGGIO DEI CAVALIERI

È la seconda fontana di Capua, che, ubicata presso l’arco ove aveva sede il Seggio dei Cavalieri ne ha preso il nome.
A mò di ninfeo, risulta oggi, diversa dall’originale a causa di rimaneggiamenti vari, ultimo quello risalente dell’Ottocento essa era più grande, sempre in marmo ed arricchita da una statua n stile classico – come era in uso all’epoca della sua realizzazione – rappresentante il dio Nettuno seduto, di cui si sono perse le tracce. Mancano pure i mascheroni progettati dell’Attendolo.
La fontana, pure avendo perso in parte l’assetto originario, conserva tutt’ora l’aspetto scenografico ed urbanistico che l’avevano ispirata.
Venne definita “fontana magnifica” dal Sac. Don Giovanni di Gennaro, nella descrizione topografica di Capua, redatta per il Granata.

FONTANA DEL NETTUNO (vulgo ò seggio)

Questa è la terza fontana della città. Essa è ubicata presso l’arco dello storico Palazzo Antignano – d’Alagno, ove aveva sede un Seggio che prendeva il nome dell’antica e nobile famiglia.
Unico esempio in Capua di fontana puteale, cioè con parapetto decorato con motivi architettonici e rilievi scolpiti, riporta tutti i canoni “rinascimentali” utilizzando pietra locale e marmi policromi. Ben evidenziato sul parapetto appare lo stemma di Capua. Appoggiata al più bel giardino pensile di Capua, fa da sfondo all’Arco, nascondendo alla vista l’attigua strada.
La fontana era sormontata da una statua, di origine “classica”, rappresentante il dio Nettuno che cavalca un tritone. L’originale ora trovasi presso il Museo Campano, al su posto venne sistemata una copia.

ABBEVERATOIO DI SAN MARTINO ALLA GIUDEA

Questa fontana, realizzata per usi civici e come abbeveratoio per animai, si trova n una zona all’epoca molto popolare, adiacente alla cosiddetta “giudecca”.
Nella sua semplicità e praticità, risulta elegante, sia per il catino in pietra locale che per l’aspetto architettonico dell’insieme pur compromesso da un maldestro restauro, operato in questi ultimi tempi. Tale ristrutturazione ha distrutto l’originale organicità conclusiva del timpano.
La fontana, realizzata come arredo urbano, risultò un felice espediente per chiudere un vicoletto che collegava via Roma con piazzetta Madonna dei Leoni.

FONTANA IN PIAZZA SAN DOMENICO

Ubicata nell’area del Sacro Palazzo dei Principi Longobardi, questa fontana risale al XVI secolo, essa conserva il bellissimo calice in marmo bianco con gli stemmi civici e volti di puttini a rilievo. Il supporto e la vasca risalgono all’Ottocento. Originariamente la fontana era arricchita con un elegante puttino rubato nel XVII secolo, come si evince da un dibattito tenuto nel Consiglio degli Eletti.

FONTANA DEI DELFINI

Edificata nei primi anni del XVI secolo in Piazza dei Commestibili, in occasione della realizzazione della stessa, risulta oggi come venne modificata nell’Ottocento nell’ambito della ristrutturazione della piazza.
Il bellissimo calice, che riproduce alla perfezione quello presente nello stemma civico, ed i delfini sono di epoca rinascimentale, mentre la vasca sottostante in calcare, risale all’Ottocento.
La sigla M.A.C. (Mensa Arcivescovile Capuana) testimonia i diritti di questa sulla piazza.
Alcuni studiosi, tra i quali il Pane e Filangieri, hanno supposto che potesse trattarsi della fontana ubicata in Piazza dei Giudici, riconoscendola dalla stampa del Pacichelli. Tale supposizione non consegue con gli atti del Banco delle Fontane da cui risultano varie descrizioni dettagliate di riparazioni operate a mascheroni e vipere di bronzo, mai a delfini. Inoltre non tiene conto della descrizione della fontana di piazza dei Giudici fatta dal Granata nel 1782 elencante quattro getti d’acqua, mentre nella fontana in oggetto, i delfini sono tre.

FONTANA DI PIAZZA DUOMO

Frutto di una ristrutturazione voluta dal cardinale Caracciolo nel XVIII secolo, la fontana è posta scenograficamente al centro della piazza, ottenuta dopo aver abbattuto delle abitazioni.
Su una base delimitata da cippi poggia la vasca con ampie anse. Al centro di essa si eleva un piedistallo bordato con mascheroni leonini in bronzo ai quattro lati. Il piedistallo fa da supporto ad una colonna sormontata da una croce.
Al posto della colonna, inizialmente il Caracciolo nel suo restauro generale, fece installare l’insigne Cereo Pasquale, la cui base con il capitello furono destinati a supporto del battistero di San Giovanni dè N.U.
In tale sventurata occasione venne distrutto l’abside della Cattedrale, decorato con prezioso mosaico del 1130.
In tale sventurata occasione venne distrutto l’abside della Cattedrale, decorato con prezioso mosaico del 1130.
Fu del cardinale Cosenza il merito di ricomporre il Cerio, per riportalo all’interno della Cattedrale, ed il non abbattimento della fontana per dar posto ad un monumento dedicato al Pontefice, al Re ed allo stesso Cardinale. Tale monumento, da erigersi a spese del Comune era stato già approvato dal Ministero competente il 26 giugno 1857.

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