Chiesa dei Santi Rufo e Carponio

Per la chiesa dei SS. Rufo e Carponio non è possibile stabilire una precisa data di edificazione: essa, di fondazione longobarda, nel divenire grancia benedettina in età romanica, dovette subire un primo rimaneggiamento. Successivamente, il ritrovamento di reliquie di sedici santi, compiuto nella prima metà del XVII secolo, comportò l’esecuzione delle corrispondenti piccole nicchie nella navata. Nel 1720, la chiesa ritornò sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Capua e, probabilmente proprio in questo periodo, vennero realizzati il soffitto ad incannucciata, che nascondeva l’originaria copertura a capriate, una nuova pavimentazione e il rivestimento murario intorno ai fusti marmorei della navata centrale. Un recente restauro, poi, ha abolito tali elementi di sovrapposizione, ripristinando la copertura a capriate, eliminando i ringrossi murari e riportando il piano del pavimento al livello originario.

La chiesa ha un impianto basilicale triabsidato, scandito, su due lati della navata maggiore, da cinque arcate su colonne di spoglio. In seguito all’ultimo restauro, sono state scoperte, sul lato sinistro, tre absidi di eguali dimensioni, anche se non equidistanti tra loro, aventi forse funzione di cappelle durante il periodo benedettino. All’interno, la chiesa presenta alcune singolarità strutturali, soprattutto nell’adozione di materiali diversi: gli archi sul lato sinistro della navata mediana sono realizzati in mattoni, mentre quelli sul lato destro in blocchi di tufo alternati a mattoni. Anche le absidi presentano membrature diverse: quelle laterali sono in muratura di tufo, mentre quella centrale, caratterizzata da un arco in laterizi, presenta, fino all’altezza degli archi dei colonnati, la superficie intonacata, mentre il catino absidale è costituito da filari di tufelli alternati a forti strati di malta. Qui sono stati inseriti dei vasi fittili, cilindrici, disposti trasversalmente alla struttura, in modo da presentare l’apertura rivolta verso l’interno. I cotti cilindrici assumerebbero, così, lo strano ruolo degli archi della navata destra, dove il mattone si alterna al tufo grigio. L’intervento romanico, alquanto brutale, si individua con evidenza nel campanile addossato alla facciata orientale, il quale ne maschera un portale laterale e parte di quello principale. Anche le nicchie laterali potrebbero attribuirsi a tali successive trasformazioni, anche se la loro distribuzione non regolare evoca ancora soluzioni tipicamente bizantine. L’impianto, da attribuire alla prima metà del XI secolo, è già espressione di quel tradizionale classicismo della spazialità bizantina e proto-romanica che si manifesterà, sempre più evidente, nel romanico campano. Le decorazioni a fresco, realizzate durante il periodo benedettino, sono andate quasi totalmente perdute. Saggi sull’intonaco della facciata interna potrebbero, forse, condurre alla scoperta di una diversa articolazione delle aperture ed all’imbotte interno del portale di accesso.

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle opere vol. I – II, Pane G. – Filangieri A., 1990.

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