Chiesa della Maddalena

Il complesso di S. Maria Maddalena fu fondato durante il regno di Carlo II D’Angiò, come si deduce dal Breve di Bonifacio VIII dell’anno 1300, con il quale il pontefice concedeva a Bartolomeo de Capua di fondare la chiesa e l’ospedale ad esso annesso, ponendoli sotto la diretta giurisdizione della Santa Sede ed affidandoli agli Agostiniani di S. Giovanni a Carbonara. Nella seconda metà del Quattrocento (1451-60) fu restaurato dai padri Agostiniani, che fecero costruire anche il chiostro, adibendo il complesso a monastero dell’Ordine. La chiesa, dal 1487, è stata sede della confraternita dei muratori dedicata a S. Giacomo e di quella degli artigiani dedicata a S. Monica. L’interno è a navata unica con tre cappelle per lato, intitolate a varie famiglie (Boccardi, Gianfrotta, D’Errico e Lanza). La chiesa della Maddalena, con l’annesso monastero, è uno degli edifici maggiori di Capua, anche per la sua rilevanza urbanistica.

L’impianto della chiesa, ad aula unica con profonda abside semicircolare e cappelle appena accennate nell’unica navata, conserva in ciò qualche traccia dell’edificio trecentesco, cui si deve attribuire anche la soluzione del coro collocato nello spazio sovrastante il pronao. Ma la chiesa fu rifatta (1747-1749) con una nuova facciata, un nuovo campanile ed un sostanziale ridisegno dell’interno. La facciata, rimasta poi incompiuta, si sviluppa su due ordini di paraste: il primo toscano scandisce le tre fornici dell’atrio porticato, concluso da una forte trabeazione; l’ordine superiore, composito, ospita due nicchie delimitate da una vivace cornice mistilinea e da un cornicione ribassato con risalto in chiave, mentre il finestrone centrale ha un timpano circonflesso di tipo borrominiano. Al piano attico, un timpano curvo ribassato occupa la zona centrale, sottolineando la verticale delle aperture principali con una eco nella cornice superiore del fastigio, inconcluso. Il campanile si articola su quattro ordini: i primi due sono in ricorrenza con la facciata e gli ultimi due, uguali, inquadrano aperture ad arco tondo sulle quattro facciate. Da notare il singolare capitello composito-grottesco del campanile, in stucco, che trova la sua forma compiuta in un esemplare più ricco, lungo la facciata del monastero. Un bel cancello in ferro battuto dà accesso all’atrio, con crociera centrale e volta a botte lunettate ai lati; le aperture laterali sono semplici finestre dal disegno mistilineo, anche nella parte inferiore, poi stoltamente tompagnata, che ospita un pinnacolo. L’interno, coperto da volta a botte lunettata e volta a catino lunettata nel presbiterio, privo di cupola, è scandito da tre cappelle per lato, tra coppie di lesene composite. Come per S. Eligio, l’ignoto architetto ha cercato di risolvere la notevole altezza dell’edificio originario replicando, al di sopra della trabeazione, una forte fascia modanata, che maschera l’alta imposta della copertura. Per la stessa ragione, l’ordine architettonico è stato affiancato – all’altezza dei capitelli – da una fascia scanalata e strigilata, che amplifica, anche verso il basso, l’impianto ornamentale orizzontale. Analogamente, gli archi delle cappelle sono stati trasformati in archi a chiavi pendule, con putti in stucco. La chiesa conserva alcuni sontuosi altari in marmo commesso ed alcune tele di grande interesse.

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle opere vol. I – II, Pane G. – Filangieri A., 1990

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