Chiesa di San Domenico

La chiesa fu fondata nel XIII secolo in occasione della visita a Capua di S. Tommaso D’Aquino. Essa presenta una singolare facciata ad ordine gigante di lesene accoppiate, capitelli composti e forti elementi di trabeazione, spezzati in corrispondenza dell’ampia finestra lobata. Tutto il fastigio superiore è profilato con una doppia cornice a motivi concavo-convessi, la più esterna delle quali si spezza in corrispondenza dell’oculo; un timpano acuto chiude la composizione, tesa ad ottenere l‘effetto di un raccorciamento della facciata, originariamente molto più alta che larga, conforme all’impianto verticalistico consueto nelle chiese del XII secolo.

La chiesa attuale è il risultato di un intervento di ristrutturazione assai consistente, compiuto nei primi decenni del Settecento, su di un invaso risalente alla seconda metà del XIII secolo. L’interno si presenta a navata unica, secondo il primitivo impianto, coperto da volte a botte lunettata, ad incannucciata, e bassa scodella sulla croce. Le brevi cappelle laterali corrispondono, anch’esse, all’antico impianto e ricordano analoghe soluzioni napoletane (S. Chiara); in esse il rifacimento rococò ha profuso una ricca, ma equilibrata ed unitaria ornamentazione in stucco, che si sviluppa anche con diverse varianti. Essa si articola essenzialmente in un altare in muratura, sormontato da una doppia e ampia cornice con motivi di girali in stucco; l’arco di ingresso ha, come le pareti laterali delle cappelle, ampie cornici oblunghe e l’imbotte ornato di putti all’imposta. La sacrestia è coperta con volta a padiglione lunettata; singolare è l’ornamentazione a stucco dell’intradosso, con un motivo che inquadra la stella ad otto punte. Dal 1807 la Chiesa, gestita dalla Confraternita del SS. Rosario, ha subito un progressivo processo di degrado. Recenti lavori di ristrutturazione e restauro hanno restituito l’aspetto primitivo, rimettendo in luce le alte monofore originarie del fianco destro, su corso Gran Priorato, cui avrebbe giovato una scelta più determinata nella delineazione dei vani, eliminandone l’inutile elemento pensile della cornice settecentesca, comunque ben riconoscibile. All’interno sono conservate numerose opere d’arte di grande interesse, tra le quali il bassorilievo cinquecentesco dell’Annunciazione nella quarta cappella destra, l’altro rappresentante il Cristo risorto tra S. Francesco e S. Antonio di Padova del 1451 nella corrispondente sinistra, la tela con L’Adorazione dei Magi nella terza cappella sinistra, l’altare maggiore in commesso marmoreo e numerose opere minori. Gli antichi contrafforti presenti sull’esterno alle due estremità della parete absidale ed i resti di una ampia monofora duecentesca hanno fatto ritenere che la fabbrica abbia potuto utilizzare resti delle strutture del Sacro Palazzo dei Principi Longobardi. Tuttavia, anche se altre considerazioni urbanistiche e toponomastiche – tra cui la presenza di almeno tre antiche chiese “ad curtim” negli immediati dintorni – sembrano confermarla, una tale spiegazione va ritenuta solo un’ipotesi molto probabile, perché le strutture superstiti non recano elementi riferibili a così alta epoca: lo stesso profilo della monofora appartiene alla tradizione napoletana e capuana della prima età angioina, mentre i contrafforti sembrano realizzati per contenere la spinta delle volte ogivali della primitiva struttura religiosa. Non sembra, però, esservi dubbio che l’impianto, così fortemente allungato, possa corrispondere ad una più antica fabbrica, di cui riutilizzerebbe le fondazioni, confermando, in questo modo, l’ubicazione urbanistica di un importante edificio amministrativo di età longobarda.

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle opere vol. I – II, Pane G. – Filangieri A., 1990

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