Chiesa di San Marcello

La chiesa ha origini molto antiche, certamente anteriori al X secolo, anche se non è possibile stabilirne con esattezza la data di fondazione, che alcuni autori ritengono si possa collocare nell’851. L’impianto originario doveva essere a tre navate, delle quali la settentrionale fu demolita già in epoca normanna per realizzare il prolungamento della strada oltre il complesso di S. Maria delle Monache. Tracce del primitivo impianto sono presenti nell’attuale sacrestia; si tratta di due colonne appartenenti ad archi della originaria navatella sinistra. Una di queste, in particolare, presenta un tipo di capitello arcaico e dalla configurazione piuttosto rozza, ‘appena sbozzato’, dal tronco di cono con scanalature verticali e rattrappite foglie angolari. La superstite navatella meridionale, in parte adibita a sacrestia, è inglobata per il resto nella casa canonica; essa è caratterizzata da otto campate, voltate a crociere ogivali di altezza inferiore a quella della navata centrale. Attualmente l’interno della chiesa è a navata unica absidata, articolata su quattro campate delimitate da paraste corinzie binate e scanalate; la volta depressa riprende la scansione delle pareti, in virtù di coppie di fasce tra cui si inseriscono finestre rettangolari con archivolto a sesto ribassato. All’esterno la chiesa presenta una facciata ottocentesca, con un timpano triangolare posto su paraste lisce binate, con capitelli corinzi in stucco. Sulla destra la chiesa è affiancata da un campanile a tre ordini, dal paramento in bugnato liscio, il secondo e il terzo dei quali sono caratterizzati da monofore sui lati. Il portale di accesso, architravato ed a profilo liscio, ha un’architrave superiore con un’epigrafe del XII secolo, che ricorda l’abate Alferio, autore del rifacimento romanico. Assai notevole è il portale trilitico settentrionale, sormontato da una fascia semicircolare coronata da una modanatura aggettante, su mensola zoomorfa. In alto al centro è un’aquila, forse proveniente da un antico ambone. I bassorilievi degli stipiti del portale (quello di sinistra a girali vegetali, animali e scene cavalleresche; quello di destra con scene bibliche ed una epigrafe di commento) sono tra le più significative sculture coeve della regione (sec. XII). Si tratta di elementi architettonici di età romanica e di ispirazione benedettina, nei quali il motivo dei girali è tipicamente mutuato dalla tradizione classicistica. Il carattere delle sculture ha indotto gli studiosi a supporre influenze ultramontane su di un artista lombardo. L’apparente divaricazione stilistica tra i due elementi, giudicata una prova evidente di mani e tempi di esecuzione diversi sembra piuttosto doversi attribuire alla notevole diversità dei soggetti, che probabilmente non appartengono neppure allo stesso corpus architettonico. In tal senso, il rifacimento romanico della chiesa, di cui è traccia anche nella ubicazione ed articolazione del campanile, deve avere liberamente ricomposto ciò che caratterizzava la ricca ornamentazione originaria dell’antica chiesa altomedioevale, da cui deriva l’epigrafe funeraria che fa da architrave e lo stesso arco intagliato a motivi floreali di gusto seriore rispetto agli stipiti. Un restauro della navatella sinistra, preceduto dai necessari saggi, potrebbe recuperare almeno una parte dell’aspetto originario e forse altri elementi architettonici di notevole interesse.

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle opere vol. I – II, Pane G. – Filangieri A., 1990

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