Chiesa di Sant’Angelo in Audoladis

La chiesa di S. Angelo in Audoaldis, contrariamente alle altre chiese di età longobarda presenti a Capua, deve la sua riscoperta ad un primo intervento di liberazione compiuto nel 1948. Essa infatti, sconsacrata nel 1790, era stata poi inglobata dell’Ottocento in un edificio di abitazione e adibita a deposito. In anni successivi a tale primo intervento, tuttavia, ulteriori gravi danni furono prodotti dall’esplosione di un residuato bellico e dal crollo della copertura, a suo tempo rifatta. Il primo documento riguardante la chiesa di S. Angelo in Audoaldis risale al 1066 ed è un atto di donazione di Riccardo I, principe normanno; con esso il principe dotava la chiesa di S. Angelo in Formis della chiesa di S. Angelo in Audoaldis. L’arcivescovo Ildebrando si oppose a tale donazione, dando ad essa il suo assenso solo nel 1073, in cambio della chiesa di S. Giovanni di Landepaldi. In seguito la chiesa fu donata ai monaci di S. Angelo in Formis e ciò suscitò una controversia tra l’arcivescovo capuano e gli abitanti di Montecassino per la giurisdizione della chiesa stessa, oltre che per quella dei SS. Rufo e Carponio e di San Martino ad Judaicam. Solo nel 1706 la controversia fu risolta, quando l’arcivescovo di Capua, Nicola Caracciolo, ottenne con uno scambio le chiese contese, ponendo fine in tal modo alla giurisdizione benedettina a Capua.
La chiesa era intitolata alla nobile famiglia degli Audoald o Audoaldi, il cui palazzo sorgeva sullo stesso sito e di cui sussiste memoria nell’epigrafe di S. Salvatore Minore. L’edificio prospetta sullo spiazzo detto “della Reale Sala D’Armi” su cui si affacciano anche la chiesa di S. Giovanni delle Monache e il Castello delle Pietre; essa era verosimilmente fuori delle mura longobarde del nucleo urbano.

La chiesa presenta un impianto basilicale a tre navate su pilastri, che hanno sostituito nel Settecento le precedenti colonne. L’abside tricora si imposta su di un precedente impianto a cella tricora, corrispondente quindi ad una chiesa a navata singola. L’originaria cella tricora passò nel 1065 ai monaci cassinesi. La chiesa attuale, frutto di una trasformazione avutasi dopo il 1073, è dedicata all’arcangelo S. Michele. È perciò verosimile che ad un impianto visibilmente tardo romanico o bizantino, costituito da un’aula con cella tricora, risalente forse al VII-VIII secolo, si sia passati, in un primo momento, ad una parziale ristrutturazione, con il rialzamento della pavimentazione ed un nuovo ciclo pittorico; seguì, alla metà dell’XI secolo, l’ampliamento delle navatelle e quindi la disposizione delle colonne, per il passaggio all’impianto basilicale. Si spiegherebbe così anche la mancata corrispondenza delle aperture delle finestre con gli archi sottostanti delle navatelle.
Al XII-XIII secolo sono da attribuire il campanile e il portale, di tipo benedettino. Il portico di accesso, costituito da tre arcate poggianti su colonne di spoglio, differenti per materiali e per dimensioni, con capitelli anch’esse di spoglio, sembra invece appartenere alla fase immediatamente precedente. In corrispondenza della navata destra della chiesa, si trova il campanile, la cui realizzazione potrebbe essere posteriore a quella  della facciata della chiesa a cui esso è addossato. La facciata della chiesa è caratterizzata da una zona basamentale in pietra calcarea e, nella parte superiore, da un parametro in blocchi di tufo in cui si aprono due strette monofore a tutto sesto; un timpano triangolare e disadorno la conclude. Il portale di accesso alla chiesa poggia su di una soglia a massello di marmo greco. È costituito da due stipiti in marmo e da un’architrave in cui è scolpita un’invocazione, dalla quale si è voluto trarre l’ipotesi che l’edificazione della chiesa fosse stata direttamente voluta o promossa dai principi longobardi, mentre è più probabile che l’iscrizione si riferisse a meriti propri della famiglia che ne fu patrona. Ai lati del portale vi sono due semicolonne che presentano, al di sopra dei capitelli, dei blocchi di tufo a guisa di mensole. Nell’interno della chiesa la navata centrale presenta sei arcate per lato comunicanti con le navate laterali. La presenza delle colonne che dovevano sorreggere le arcate è documentata dalle tracce delle loro basi. Un elemento pregevole è presente all’interno della chiesa è il pavimento in tessere di marmo bianco e colorato, oggi non più visibile, ma documentato da una foto. All’esterno dell’abside centrale, a destra, è presente una colonna di granito con un capitello marmoreo corinzio, risalente ad un periodo compreso tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo; in tale periodo ci fu, infatti, un ampliamento della chiesa, che da cella tricora divenne una struttura a tre navate. Degne di interesse sono le superstiti tracce della pavimentazione marmorea in tessellatum, i resti di affreschi ad entrelacs ed i numerosi resti archeologici ritrovati nell’area. La chiesa versa in condizioni di estremo abbandono, priva di copertura ed esposta ad ogni vandalismo.

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle opere vol. I – II, Pane G. – Filangieri A., 1990

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