Chiesa di Sant’Eligio

La chiesa sorge nella piazza dei Giudici. Il primitivo impianto risale all’epoca angioina, come provano alcune tracce superstiti nella struttura, che è stata oggetto di numerosi rifacimenti nel corso dei secoli. In particolare, la volta del catino absidale sembra avere conservato traccia di una più antica struttura costolonata. La facciata della chiesa, che risente di influenze del tardo barocco napoletano, è stata realizzata nel Settecento, forse da architetti e maestranze provenienti dalla Capitale. Essa presenta un doppio ordine: quello inferiore caratterizzato dal portale, a cui si accede attraverso una gradinata, sormontato da un timpano curvilineo spezzato, le cui modanature si prolungano al centro in un arco che circoscrive una cornice ellittica con festoni. Ai lati del portale vi sono due nicchie, delimitate da ricchi portali a timpano circonflesso. Il primo ordine si conclude con un cornicione, sul quale si eleva l’ordine superiore; qui, in posizione centrale, un arco ribassato è racchiuso da colonne binate ed è sormontato da un timpano triangolare interrotto al centro, in corrispondenza dell’arco. L’ordine superiore, costituito da un’unica campata, è concluso da un timpano triangolare. Il Campanile fu forse realizzato nel primo Cinquecento, dal 1514 al 1524, nel corso di una prima importante trasformazione che interessò il complesso; resti del campanile sono presenti nella facciata su via Mazzocchi. Quest’ultima, in tufo pipernino, appare disorganica per la presenza di una scansione di tre lesene – la centrale superiore, addirittura sul colmo dell’ornia di una finestra, ha singolari paraste scanalate e un fregio ad archeggiatura di festoni su balaustrini incassati; ciò ha motivato l’attribuzione della fabbrica, o quanto meno del suo disegno, a Giuliano da Maiano. Il capitello composito centrale reca il ferro di cavallo, che allude al patronato di Sant’Eligio sulla corporazione dei cavallari. Un’ulteriore trasformazione interessò la chiesa nel Seicento. L’interno, ad aula unica absidata, con sei brevi cappelle laterali, un transetto appena accennato e la cupola all’incrocio della falsa croce, rivela la modificazione della primitiva pianta angioina, probabilmente realizzata ampliando lateralmente la fabbrica primitiva. Un ordine composito di lesene risaltate sorregge una trabeazione con fregio liscio, al di sopra della quale vi è la volta a botte lunettata, con grandi finestroni, scandita da tre archi e decorata da stucchi classicistici coevi alla facciata. Piloni compositi sorreggono la cupola che, unitamente al timpano ed all’estradosso, sono tipicamente cinquecenteschi. Le aperture furono ridisegnate nel Settecento, così come l’ornamentazione interna, nella quale, però, si trova traccia – nella curiosa alternanza di paraste e costoloni grandi e piccoli – della scansione primitiva. Dell’ornamentazione barocca vanno segnalati i due grandi organi pensili, analoghi ma successivi a quelli dell’Annunziata, e l’altare maggiore, lavoro napoletano in commesso marmoreo della seconda metà del Settecento. Tra i dipinti, il più notevole è la grande pala di scuola del Solimena con la Madonna in trionfo e due santi, posto sull’altare maggiore. Nella chiesa dovrebbe trovarsi anche un Redentore ligneo della prima metà del secolo XV.

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle opere vol. I – II, Pane G. – Filangieri A., 1990.

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