Molto probabilmente, le sorti della città di Capua sarebbero state ben diverse se Cesare Borgia fosse riuscito ad impalmare, come sperava, l’erede legittima del Regno di Napoli: la principessa Carlotta d’Aragona.
Ma non andò così.
La giovane principessa ebbe il coraggio, o l’impudenza, di rifiutare la corte del futuro Valentino.
“…io non so, non posso che abborrire un uomo, che brama farsi scudo della figlia per rovesciare il Re, un assassino, che m’offre la sua mano macchiata del sangue d’un mio antenato, un mostro, ch’è il terrore, lo scandalo dell’Italia, il carnefice de’ suoi principi, e de’ suoi popoli!”
(tratto da: “Il Sacco di Capua 1501”, Atto II, Scena I – dramma del Cavalier Salvator Sava – 1840)
Cesare Borgia d’altro canto aveva, pur nella sua giovane età, un passato già discutibile.
“Felice con Borgia? – Io l’abborro, abborro un uomo al cui nome inorridisce l’italia, aborro un mostro d’iniquità, che mirò sempre ad impossessarsi del vacillante trono di mio padre, che spogliò, finora, quasi tutti i principi italiani, e che alle sue infernali passioni sacrificherebbe il proprio sangue, il padre, la consorte e i figli stessi!”
(tratto da: “Il Sacco di Capua 1501”, Atto III, Scena V – dramma del Cavalier Salvator Sava – 1840)
A Carlotta d’ Aragona Cesare ripugnava fisicamente e, forse guidata da un fine istinto e da una personalità forte, seppe tenersi lontano dalle furiose vicende esistenziali del grande condottiero.
Secondo gran parte delle interpretazioni postume, con il suo rifiuto la giovane principessa innescò nel Borgia una spirale di rabbia e di vendetta che si sarebbe in parte placata solo a seguito dei massacri perpetrati dal Valentino durante Il Sacco di Capua.
