Gendarmeria o Palazzo di Pier delle Vigne

Il palazzetto è un’organica costruzione rinascimentale, tra le più interessanti dell’epoca presenti a Capua e di grande rilievo per la storia dell’architettura del Rinascimento nell’Italia meridionale. Vi si ricerca una compiuta trasparenza spaziale e strutturale tra esterno e interno, che si richiama alle grandi esperienze brunelleschiane. Esso è articolato attorno ad un cortile quadrato a fondale cieco, nel quale si affaccia a sinistra, preceduta da un breve atrio, una scala con ballatoio a loggia, che serve il primo piano ed il secondo, un tempo provvisto forse di piccole finestre.

All’esterno l’edificio presenta un alto basamento in tufo pipernino su di uno zoccolo in calcare. Su di esso le facciate sono scandite da lesene (quattro sul prospetto principale, tre sui laterali), in rigorosa corrispondenza alle strutture murarie interne. Le lesene sono scorticate, a specchiata semplice, all’esterno, dove il motivo della specchiata si ripete sul sottostante basamento; all’interno esse sono invece scanalate e strigliate agli spigoli, mentre quelle che sorreggono gli arcani, più basse, ripetono il motivo della scorticatura e specchiata di quelle esterne. La variazione introduce un elegante soluzione chiaroscurale d’angolo, annullando l’effetto un pò greve delle membrature dell’impianto strutturale. Particolarmente significativa, nell’equilibrato ed elegante disegno del particolare e nel ritmo generale dell’edificio è l’utilizzazione del fregio, in piperno, quale balaustra della loggia della scala. Le lesene esterne ed interne hanno capitelli piatti e scanalature e cornice ad ovoli e dentelli. Solo una lesena esterna (al centro del prospetto su piazza Medaglie d’Oro) ha una metopa con motivo allegorico di due scudi incrociati. Piccole, alle finestre quadrate con orine scorticate in piperno illuminano i locali a piano terra, mentre finestre archivoltate con ornie a fascia girata danno luce al primo piano. 



Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle Opere vol. I – II, di G. Pane – A. Filangieri, 1990.

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