Palazzo Rinaldi Campanino

La bella facciata a tre ordini, interamente in conci in tufo grigio squadrati ed allettati con precisione, si presenta molto articolata. A sinistra ed al centro si aprono due ingressi agli ambienti interni, il primo ad arco, il secondo architravato, con finestra quadra superiore. Quattro finestre con ornie a fascia girata si aprono al piano terra; al primo piano, a sinistra, sono presenti, al di sopra di una cornice marcapiano tratta all’altezza del davanzale, due eleganti finestre bifore a fascia girata, con fregio e cornice sovrastante. L’esile colonnina centrale, cui è attribuita la funzione di sorreggere l’architrave realizzata in due blocchi monolitici, attinge in realtà solo una piccola quota del carico, per l’effetto di mutuo contrasto svolto dai due elementi dell’architrave; la colonna ha così un ruolo prevalentemente simbolico, motivato dalla figura araldica che essa sostiene. Al di sopra del capitello a fogliami fortemente semplificati, sul cui fronte vi è lo stemma della famiglia Rinaldi, un dado arricchito da grandi volute a squame realizza l’appoggio necessario per l’architrave. Mentre lo schema a bifora in una inquadratura retta può suggerire analogie con esempi di Napoli o Carinola, in realtà la mancanza della croce guelfa ne fa un esempio singolare, già più prossimo alle soluzioni del primo Cinquecento, prive del sostegno mediano. Lo schema di tale finestra richiama gli esempi siciliani. A destra, seguono due finestre più semplici, con cornice a bilanciere, su peducci a fogliami, una di esse è stata deturpata dalla trasformazione in balcone. Al piano superiore si aprivano piccole finestre di ambienti di servizio, oggi fortemente ampliate e per una di esse, trasformate a balcone.

L’edificio è uno dei più rilevanti della Capua della seconda metà del Quattrocento. Il prospetto su via Roma mostra una singolare soluzione di variazione nella uniformità della composizione, suggerita dall’intenzione di mantenere la differenziazione in due unità distinte, pure nell’unica facciata.
L’ampio portale in tufo grigio con modanature, su stipiti in calcare, dà accesso ad un breve ma largo androne proporzionato al movimento delle carrozze. Il portale a giogo presenta la singolarità di un fornice con profilo a tre centri innestato in un archivolto dalla cornice polistile a tutto sesto. Ma poiché i conci risultano tagliati secondo la raggiera dell’arco a pieno centro, è probabile che il profilo a tre centri sia stato ricavato qualche tempo dopo, per consentire il transito delle carrozze.
Il cortile quadrato svolge sul fondo due fornici in calcare con sottarchi e ritti in mattoni di posteriore esecuzione. Al di sopra del pilastro centrale è infissa una scultura romana, oltre un piccolo medaglione circolare ornato da un festone e raffigurante una sirena alata, con testa femminile coronata, che suona il flauto; ancora al di sopra, un cippo con iscrizione dedicatoria della famiglia proprietaria (1610). All’intradosso dell’arco della facciata interna è posto lo stemma della famiglia Ventriglia, il che fa supporre che almeno per qualche tempo essa ne sia stata proprietaria.
Il vano pensile a destra, con la fecale mascherata da colonna dorica ed il ballatoio a sinistra sono interventi successivi, così come il consolidamento delle arcate di fondo, operato con forti sottarchi in mattoni. Gli interventi, eseguiti dalla fine del Cinquecento in poi, hanno comportato verosimilmente anche la soprelevazione di un piano. Al di sopra del piedistallo con l’epigrafe, in alto, un frammento di cornice e le tracce ancora leggibili di un distacco dell’intonaco mostrano che la facciata originaria aveva al primo piano una loggia, così come al palazzo di Via Roma 38, esempi della diretta influenzata della soluzione realizzata nel palazzo Diomede Carafa a Napoli. Il porticato di fondo, con quattro volte a crociera, serve di accesso alla scala, con scalini in cocciopesto, che si apre a destra, ed alle antiche rimesse e stalle, oltre a un piccolo orto. Il sottopassaggio adiacente su via Bartolomeo De Capua verso Via Roma, con una prima volta a crociera ed una successiva a botte è, almeno nel primo tratto, coevo all’edificio.  

Bibliografia: Capua Architettura e ArteCatalogo delle Opere vol. I – II, di G. Pane – A. Filangieri, 1990.

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